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mercoledì 24 giugno 2015
Il Gruppo Folclorico Firlinfeu "La Brianzola", la musica tradizionale della Brianza
Il loro nome è Gruppo Folclorico Firlinfeu "La Brianzola" ed è un gruppo di 35 membri suddivisi tra musicisti, ballerini e cantanti. Si tratta di uno dei gruppi brianzoli più antichi di questa zona della Lombardia, essendo stato fondato nel 1858. Il gruppo si ispira agli usi e costumi della tradizione agricola del 1600, tant'è che gli abiti tradizionali che essi indossano durante le loro esibizioni si rifanno agli abiti della festa dei contadini brianzoli del 1600. Loro fonte di ispirazione è anche il romanzo del Manzoni I Promessi Sposi, che vede la Brianza come luogo in cui si svolge la maggior parte degli eventi proprio nel 1600. Un elemento caratteristico di questo gruppo è lo strumento che suonano i suoi musicisti, che si chiama firlinfeu, o zufolo di canne o flauto di Pan. Il firlinfeo, il cui nome poi viene attribuito anche a chi lo suona, è uno strumento a fiato con tante canne di bambu verticali di diversa lunghezza unite insieme orizzontalmente da altri due pezzi di bambu. Questo strumento viene prodotto artigianalmente ancora oggi prelevando il bambu dalle zone paludose dei laghi brianzoli. E al firlinfeu si deve proprio l'origine del gruppo, in quanto nel 1858 fu proprio per trovarsi a suonare questo strumento che alcune famiglie di Porchera, frazione di Olgiate Molgora, in provincia di Lecco, si unirono insieme e formarono il primo abbozzo del futuro Gruppo Folclorico Firlinfeu "La Brianzola", nome ufficiale che il gruppo si diede nel 1946. Il repertorio del gruppo è costituito principalmente da musiche tradizionali e canti popolari della Brianza, che vanno dal 1600 al 1900, e che i contadini nei campi e le donne in filanda cantavano per far passare più velocemente il tempo di lavoro. Al suo attivo il gruppo ha diverse partecipazioni a festival, sagre e concerti in tutta Italia, in molti paesi europei e negli USA. Per chi volesse conoscere meglio il Gruppo Folclorico Firlinfeu "La Brianzola", questo è il loro sito, mentre qui è possibile vedere in video alcune loro esibizioni.
martedì 23 giugno 2015
I Setamoneta, la musica tradizionale del sud della Toscana
Seta moneta sono le due parole con cui inzia un'antica filastrocca famosa nel sud della Toscana, e proprio queste due parole sono state prese a prestito da alcuni artisti toscani per dare il nome al proprio gruppo, che intende riproporre i canti e le musiche della tradizione popolare del sud della Toscana. Il gruppo è composto da Silvio Trotta, chitarra acustica, chitarra battente e mandolino, Massimiliano Giannelli, fisarmonica, Stefano Tartaglia, flauti, Michela Fracassi, violino e viola, e dalle due voci, Claudio Bigliazzi e Cosetta Batignani. Nel repertorio dei Setamoneta ninne nanne, canti di lavoro e canti della festa, tutti brani tramandati oralmente di generazione in generazione, e spesso senza accompagnamento musicale; accompagnamento che viene aggiunto dal gruppo toscano senza però alterare i testi e le melodie originarie. I Setamoneta hanno partecipato a numerosi festival di musica etnica sia in Italia che all'estero e hanno pubblicato diversi album, di cui l'ultimo è intitolato La Luna, che è del 2012. Per chi volesse conoscere meglio i Setamoneta, qui è possibile trovare il cd La Luna, mentre qui è possibile ascoltare in video alcune canzoni del gruppo toscano.
giovedì 18 giugno 2015
Dzambo Agusev, grande trombettista della musica balcanica
Sia suo padre che suo zio erano grandi suonatori di tromba, e cosi per Dzambo Agusev (Djambo Ozden) la tromba è stato il suo pane quotidiano fin da piccolo. Nato a Strumica, nella regione orientale della Mcedonia, nel 1987, fin da bambino, quando la famiglia s'era trasferita in Germania, il sogno di Dzambo Agusev era quello di entrare nell'orchestra del padre, e cosi fu. Una volta tornato in Macedonia, ecco un altro sogno, quello di entrare nell'orchestra dello zio, che era considerato uno dei migliori trombettisti della Macedonia. Il desiderio era cosi forte che, ancora bambino, Dzambo non faceva altro che esercitarsi con la tromba, seguendo le indicazioni dello zio per migliorare la sua tecnica e il suo stile; addirittura egli prese la decisione di andare a dormire nella casa dello zio, pur di stargli il più vicino possibile e il più a lungo possibile. E a 11 anni anche questo sogno si realizzò: Dzambo ottenne di entrare a suonare nell'orchestra dello zio come terzo trombettista. E l'inserimento nell'orchestra dello zio contribuì ad accrescere ulteriormente il talento del giovane trombettista macedone. Dzambo Agusev vinse per 6 volte di fila la competizione per trombettisti Kumanovo Trumpet Fest, poi vinse nella gara di Pehcevo, prima di arrivare a Guca, dove si svolge una delle più famose competizioni tra trombettisti di tutti i Balcani; e anche lì, Dzambo vinse alla prima partecipazione. Ormai i tempi erano maturi per formare una propria orchestra e cosi fu: nacque la Dzambo Agusevi Orchestra, un ensemble formato da 11 elementi, di cui 4 trombe. Con la sua orchestra Dzambo Agusev è già andato in tour anche fuori dalla Macedonia, in Turchia, in Australia, in Messico e in alcuni paesi europei. Al suo attivo questo trombettista macedone ha anche un cd, pubblicato all'età di 11 anni, che s'intitola Jumbo 11. Per sentire suonare Dzambo Agusev e la sua orchestra, è possibile guardare questi video, mentre per conoscere più da vicino questo personaggio è possibile visitare il suo sito.
mercoledì 17 giugno 2015
I Liguriani, la musica tradizionale della Liguria
Il loro nome già dice tutto su quello che è il cuore del loro repertorio: la musica tradizionale ligure. Loro si chiamano infatti Liguriani e sono un gruppo formato da 5 unità: Fabio Viale, vocee violino, Fabio Rinaudo, cornamusa, Filippo Gambetta, organetto e mandolino, Michel Balatti, flauto traverso, e Claudio De Angeli, chitarra. Questi 5 artisti sono andati a cercare nella tradizione della loro terra quelle musiche e quei brani che costituiscono un po' l'anima storica di questa regione, e cosi nelle loro esibizioni si possono ascoltare ballate regionali, brani tradizionali in rigoroso dialetto ligure e musiche da ballo come bisagne, alessandrine e perigordini, che sono tipiche del cosiddetto territorio delle 4 province, che comprende Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza. Tutta questa musica tradizionale ligure i Liguriani la suonano rimanendo fedeli alla tradizione e nello stesso tempo dando quella rilettura propria che rende il tutto più accessibile alle orecchie degli ascoltatori di oggi. I Liguriani hanno partecipato a numerosi festival e concerti non solo in Italia, ma anche in altri paesi d'Europa, come Scozia, Germania, Spagna, Belgio e Svizzera, e hanno al loro attivo 2 album: Suoni dai mondi liguri, del 2011, e Stundai, del 2014.Per chi volesse conoscere più da vicino questo gruppo ligure, questo è il loro sito, qui si possono trovare i loro cd, mentre qui è possibile ascoltarli e vederli in video durante alcune loro esibizioni.
martedì 16 giugno 2015
I Count Drachma, la maskanda che viene da Oxford
La maskanda è una musica tipica degli zulu del Sud Africa, ma c'è anche un gruppo europeo che la suona. Si chiamano Count Drachma e vengono niente popo' di meno che da Oxford. Come si spiega questa curiosità? Cosi: che due dei 4 componenti la band sono 2 fratelli originari del Sud Africa, Oli e Rob Steadman, che quando hanno frequentato la scuola superiore, oltre all'inglese, hanno imparato anche la lingua degli zulu e che sono stati fin da ragazzi appassionati della musica maskanda. E così si sono portati ad Oxford la loro passione e hanno cercato di farne il loro principale hobby, insieme ad altri due compagni di strada trovati nella cittadina della prestigiosa università inglese, Zander Bad-zad e Kirini Köpche. Nel repertorio dei Count Drachma vi sono sia canzoni tradizionali maskanda da essi interpretati talvolta con ritmi più moderni, sia brani scritti da loro, ma legati sempre alla cultura del Paese natale dei fratelli Steadman. Per conoscere meglio i Count Drachma, questo è il loro sito, mentre qui si possono ascoltae alcune loro canzoni in video.
sabato 13 giugno 2015
Ruggero Artale, il percussionista romano che ama i ritmi africani
Ruggero Artale è di Roma, dove è nato nel 1961, ed è qui che muove i primi passi come percussionista, ma il suo cuore presto vola verso l'Africa e i suoi ritmi. Una volta diplomatosi in Strumenti e Percussioni, Ruggero si muove alla volta di Venezia, dove, all'I.I.M.C. (Istituto Internazionale di Musica Comparata) frequenta i corsi di musica etnica, sia italiana che africana. Intanto approfondisce la sua conoscenza dei ritmi africani sia con viaggi nel continente africano sia con seminari dove approfondisce anche la componente più teorica della musica africana. Non pago delle proprie conoscenze musicale, Ruggero Artale si iscrive al D.A.M.S. di Bologna, dove si laura con una tesi in etnomusicologia. Tutto questo percorso musicale ha portato questo musicista romano a padroneggiare più strumenti a percussioni, di cui molti d'origine africana, tra il djembe e il dun dun, il cosiddetto tamburo parlante. A oggi ha collaborato con molti artisti e alla realizzazione di 10 album: Modern Big Band, di Ruggero Iacoucci, del 1987, Piano e bit, di Ernesto Vitolo, del 1992, RCA, una compilation cui hanno partecipato artisti del calibro di Lucio Dalla e Teresa De Sio, Babyra Soul, del gruppo omonimo, del 1995, Momenti, di Alessandro D'Aloia, del 1996, Intermittenze del cuore, di Claudio Lolli, sempre del 1996, Alzete, di Enzo Avitabile, del 1997, Buena Suerte, di Federico Troiani, sempre del 1997, Jean's High Life, del gruppo Potter Percussion, del 1998, e World Percussion, del gruppo omonimo, del 2000. Attualmente Ruggero Artale suona percussioni nel gruppo Potter Percussion Group e dirige la Ruggero Artale Afro Percussion Band e Orchestra. Oltre al lavoro discografico questo artista romano porta avanti anche un'intensa attività didattica in quanto insegna percussioni presso la scuola di musica di Roma Blue Note, e organizza seminari di percussioni in Italia, Spagna e Austria. Per chi volesse conoscere meglio Ruggero Artale e la sua attività musicale, questo è il suo sito, mentre qui lo si può vedere all'opera e ascoltare in video in alcune esibizioni.
venerdì 12 giugno 2015
Emily Smith, la musica popolare scozzese
Nata nel 1981 a Thornhill, una piccola cittadina nell'area di Dumfries e Galloway, in Scozia, Emily Smith è cresciuta immersa nella musica, dato che sua madre era un'insegnante di danza e lei passava molto tempo a ballare nella scuola di danza della mamma. A 7 anni ha iniziato a suonare il pianoforte, per poi passare alle percussioni nella piccola band della cittadina scozzese, e arrivare a scoprire la sua vera passione, la fisarmonica. Ma oltre allo strumento, Emily Smith ha dalla sua anche una voce di qualità, che scoprì cantando alcuni assolo nel coro della sua scuola. Nel 1999, diventata ormai maggiorenne, andò a vivere a Glasgow, dove ottenne una laurea in musica scozzese alla Royal Scottish Academy of Music and Drama. Nel repertorio di Emily Smith vi sono sia vecchie canzoni della musica tradizionale scozzese, sia canzoni scritte da lei. Questa cantautrice scozzese, che nel frattempo ha sposato il chitarrista e suonatore di fiddle Jamie McClennan, oggi ha dalla sua 5 album come solista: A different life, del 2005, Too long away, del 2008, Traiveller's joy, del 2011, Ten years, del 2013, e Echoes, del 2014; inoltre ha pubblicato con il marito l'album Adoon winding nith, del 2009. Oltre agli album, numerosi sono stati i premi ricevuti da questa artista scozzese, cosi come innumerevoli i concerti e le tournée fatte non solo in Scozia, ma anche in altri Paesi d'Europa, in Australia, in Russia, in Canada e in Nuova Zelanda. Per chi volesse conoscere più da vicino Emily Smith, questo è il suo sito, qui si possono trovare i suoi cd, mentre qui si possono ascoltare in video molte sue canzoni.
martedì 9 giugno 2015
Alfio Antico e i suoi 70 tamburi
Fino a 18 anni ha fatto il pastore e ha vissuto gomito a gomito con la cultura contadina della propria terra, il siracusano, in Sicilia. Da bambino sentiva soprattutto due suoni: quelle delle 600 campane del suo gregge e quello del tamburello che suonava sua nonna. Il suo nome è Alfio Antico e la sua caratteristica è di avere 70 tamburi tutti costruiti da sé, ben intarsiati e decorati con figure di divinità agresti, segni di una cultura antica e sempre presente. Ormai ragazzo, inizia a suonare e cantare per le strade delle città siciliane per poi andare a Firenze, dove s'incontro spesso, in Piazza della Signoria, con gli altri emigrati del meridione d'Italia. Al ritmo dei suoi tamburi Alfio unisce la sua vena poetica, producendo e cantando dei brani in rigoroso dialetto siciliano. Ad oggi Alfio Antico ha al suo attivo 4 album: Anima 'ngignusa, del 2000, Supra Mari, del 2003, Viaggio in Sicilia, del 2005 e Guten Morgen, del 2010. Nella sua carriera musicale ha collaborato con artisti del calibro di Fabrizio De Andrè, Eugenio Bennato, Lucio Dalla, Vinicio Capossela e Carmen Consoli, solo per citarne alcuni, partecipando ad innumerevoli esibizioni, concerti e progetti musicali. Per chi volesse conoscere più da vicino Alfio Antico, questo è il suo sito, qui si possono trovare i suoi cd, mentre questi sono alcuni video dove lo si può ascoltare e vedere all'opera con i suoi tamburi.
domenica 7 giugno 2015
Deconstruction, il nuovo album di Pino Forastiere
Si chiama Deconstruction il nuovo album del virtuoso della chitarra Pino Forastiere. E' il nono album per il musicista di Latronico e il primo realizzato tutto da sé. E' un album breve, che dura solo una trentina di minuti, e con brani piuttosto lenti, quasi come a ridare importanza al silenzio tra le note, come si può notare molto nel brano che dà il titolo all'album, e a riflettere con calma e serenità sulla musica in generale, quella presente e quella passata. Ascoltando i brani si può notare un suo omaggio alla musica barocca, in Time present and time past, e un omaggio alla sua città natale, nel brano In a sunny small town. Ma ecco la tracklist completa dell'album Deconstruction:
1. Echoes
2. Lines
3. In the temple of my imagination
4. Time present and time past
5. In a sunny small town
6. This age
7. Go, go, go, said the bird
8. Deconstruction
Qui si può trovare il nuovo album di Pino Forastiere.
1. Echoes
2. Lines
3. In the temple of my imagination
4. Time present and time past
5. In a sunny small town
6. This age
7. Go, go, go, said the bird
8. Deconstruction
Qui si può trovare il nuovo album di Pino Forastiere.
sabato 6 giugno 2015
Riccardo Tesi, grande interprete della musica tradizionale della toscana e di tante altre regioni del mondo
E' partito dalla tradizione musicale toscana per poi arrivare a incrociare nella sua carriera altre musiche tradizionali quali quelle di altre regioni d'Italia, quelle basche, quelle malgasce, quelle inglesi e quelle francesi. Il suo nome è Riccardo Tesi, compositore e musicista toscano che ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni '70 del secolo scorso a fianco di Caterina Bueno, una cantante ed etnomusicologa toscana molto importante per le sue ricerche sulla musica popolare soprattutto del centro-Italia. Attraverso numerosissime collaborazioni con gruppi o singoli cantanti, il percorso musicale di Riccardo Tesi è stato un progressivo arricchimento della sua conoscenza di diverse tradizioni musicali. Nel 1992 ha fondato il gruppo Banditaliana, mentre nel 2012 ha fondato il progetto Cameristico, dove il suo organetto diatonico si unisce al suono classico di violoncello, pianoforte e clarinetto. Attualmente, oltre che suonare come solista il suo organetto diatonico, è membro de I Samurai, quintetto internazionale di organetti, suona nel trio di organetti tutto italiano Triotonico, e in duo con Mauro Palmas e Maurizio Geris. Al suo attivo fino a oggi, una ventina di lavori discografici, da Il ballo della lepre, del 1981, il primo album in Italia interamente dedicato all'organetto diatonico, a Maggio, del 2014, passando per Un ballo liscio, del 1994, dedicato alla musica da ballo italiana, Acqua, foco e vento, del 2000, dedicato alla musica tradizionale pistoiese, Crinali, del 2006, una reinterpretazione della musica tradizionale dell'Appennino bolognese, Sopra i tetti di Firenze, del 2010, un omaggio a Caterina Bueno, e tanti altri ancora. Numerosi sono stati i premi e i riconoscimenti per questo musicista toscano, e i progetti musicali a cui ha collaborato. E oltre all'attività come musicista, Riccardo Tesi porta avanti anche un'intensa attività didattica, soprattutto sull'organetto diatonico, ma anche su altri strumenti tradizionali italiani. Per chi volesse conoscere più da vicino quest'artista toscano, questo è il suo sito, qui si possono trovare i suoi cd e quelli a cui ha collaborato, mentre qui è possibile ascoltarlo e vederlo in azione in alcuni video.
mercoledì 3 giugno 2015
Massimiliano Felice, il suo organetto diatonico e la musica tradizionale abruzzese
Aveva iniziato con la chitarra classica, ma poi ha scoperto che la sua passione era ed è l'organetto diatonico. Massimiliano Felice, abruzzese di nascita e romano d'adozione, ha iniziato lo studio dell'organetto diatonico a due bassi nel 2001, proprio negli anni in cui stava scoprendo la musica tradizionale abruzzese, da cui viene attirato sempre di più. Ed ecco allora che inizia un lavoro di studio dei canti popolari abruzzesi e delle tecniche di esecuzione della musica tradizionale abruzzese, uno studio che si svolge soprattutto sul campo, attraverso l'incontro con suonatori abruzzesi più anziani di lui. Intanto dall'organetto diatonico a 2 bassi passa all'organetto a 8 bassi, avviando una fase di perfezionamento e di ricerca su questo strumento. Massimiliano Felice da anni collabora con diverse band italiane, tra cui i Ratablò, con cui ha fatto uscire nel 2009 l'album Transubanda, i NeòsTrio, con cui ha pubblicato l'album NeòsTrio, la Nuova Orchestra SARM, con cui ha realizzato l'album Sponde, e i Blue Reed. Oltre al lavoro discografico, Massimiliano svolge anche un'intensa attività didattica facendo corsi in diverse scuole di Roma, Latina e dell'Abruzzo e tenendo dei seminari sulla musica da ballo abruzzese. Per chi volesse conoscere più da vicino Massimiliano Felice, questo è il suo sito, mentre qui è possibile ascoltarlo e vederlo in azione in diversi video.
martedì 2 giugno 2015
I DisCanto, la musica tradizionale d'Abruzzo
I DisCanto sono un gruppo musicale nato nel 1995 per iniziativa di Michele Avolio, cantautore attivo già dagli anni '70 del secolo scorso. Oltre a Michele Avolio, compositore, voce, chitarra, percussioni e bouzouki, del gruppo fanno parte anche Antonello Di Matteo,
fisarmonica, organetto, zampogna e clarinetto, Elena D'Ascenzo, voce e
chitarra, e Sara Ciancone, cori, violoncello e percussioni. Il repertorio del gruppo è costituito dalla musica tradizionale d'Abruzzo trasmessa per via orale di generazione in generazione, con canzoni d'autore in dialetto abruzzese; è un repertorio frutto di una ricerca etnomusicologica portata avanti negli anni sul campo,che ha fatto si che questo gruppo raccogliesse, della musica tradizionale abruzzese, i canti della mietitura, le incanate, le ninne nanne, le serenate, i salterelli e i canti a dispetto. Al lavoro di ricerca e di produzione musicale, i DisCanto uniscono anche un'attività sociale mirata all'integrazione sociale in tutti i quei luoghi e quei quartieri in cui se ne presenti un forte bisogno. Al loro attivo i DisCanto hanno circa 300 concerti non solo in Italia, ma anche in altri Paesi come Germania, Olanda, Francia e USA. Per chi volesse conoscere meglio questo gruppo abruzzese, questo è il loro sito, mentre qui è possibile ascoltarli e vederli in azione in alcuni video.
lunedì 1 giugno 2015
Anemamé, la musica popolare abruzzese
In Abruzzo esistono molti dialetti, come in ogni altra regione d'Italia, si sa, ma ce n'è uno che è riconosciuto in gran parte di questa regione regione del centr'Italia. E proprio lo studio di questo dialetto è alla base del progetto musicale Anemamé, nato nel 1999 a Sant'Eusanio del Sangro, in provincia di Chieti, da un idea di un cantante abruzzese doc, Claudio di Toro, che in quell'anno inizia a scrivere canzoni in questo dialetto. L'intento? Quello di recuperare, attraverso lo studio della lingua dialettale, le tradizioni e la cultura più arcaica della propria regione, per poi diffonderle attraverso la musica. E cosi, al centro del repertorio di Anemamé c'è la musica popolare abruzzese, in tutte le sue forme e le sue sfumature, anche se Claudio di Toro non disdegna poi di mixare la musica tipica della sua terra con altre sonorità, come quelle del rock e del reggae. E sempre attraverso la musica popolare abruzzese Claudio cerca anche di dare voce a 2 temi che gli stanno a cuore: le vicende delle persone più sfortunate e più svantaggiate e la cura e la salvaguardia dell'ambiente. Anemamé ha al suo attivo più di 500 concerti un po' in tutta Italia, diverse vittorie a vari concorsi di musica e 2 album: Shalom, del 2007, e Welcome to the green land, del 2011. Per chi volesse conoscere più da vicino Claudio di Toro e il suo progetto Anemamè, questo è il suo sito, mentre qui è possibile ascoltare in video alcune sue canzoni.
sabato 30 maggio 2015
La Macina, la ricerca della musica popolare marchigiana
Amano definirsi Gruppo di ricerca e di canto popolare; la ricerca etnomusicologica è quindi al centro del loro lavoro, la ricerca delle più antiche tradizioni orali della loro terra, le Marche, la ricerca del cuore della vecchia cultura contadina, la ricerca dei canti popolari tramandati di generazione in generazione. Questo sono innanzitutto la Macina, un gruppo di artisti che hanno nella musica popolare marchigiana il centro del loro repertorio. Il gruppo è formato da Gastone Petrucci, voce, Adriano Taborro, direttore musicale, Marco Gigli, voce e chitarra, Roberto Picchio, fisarmonica, Michele Lelli, batteria, Riccardo Andrenacci, batteria, e Giorgio Cellinese, coordinatore. La Macina ha al suo attivo 16 album, da Vene il sabado e vene il venere, uscito nel 1982, a Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto, vol. III, del 2010. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo gruppo marchigiano, questo è il loro sito, qui si possono trovare alcuni loro cd, mentre qui li si può vedere e ascoltare in video in alcune loro esibizioni.
venerdì 29 maggio 2015
I Traballo, la musica tradizionale marchigiana
Il loro repertorio è frutto un viaggio di ricerca nella musica tradizionale marchigiana e questo non solo per i canti e i balli che il gruppo recupera dalle tradizioni portate avanti dai più anziani, ma anche per gli strumenti tipici di quella terra che essi non solo recuperano, ma anche costruiscono o ricostruiscono se necessario. Il nome di questo gruppo è Traballo e i suoi membri sono 6: Danilo Donninnelli, voce, violone e percussioni, Margherita Valli, voce e tamburi, Claudia Gentili, voce, Gianni Donnini, organetto, Alfio Venuccio, chitarra e mandolino, e Ilaria Mignoni, violino. Tra i canti e le danze che costituiscono il repertorio dei Traballo vi sono il piruli, la quadriglia, la paroncina, il cantamaggio, il saltarello, la castellana e la pasquella; dalle versioni tradizionali di questi canti e di queste danze popolari spesso, durante i loro concerti, i Traballo improvvisano testi al momento, a seconda del pubblico che hanno davanti e dell'atmosfera che aleggia intorno a loro, unendo cosi tradizione e improvvisazione, saggezza dei più anziani con abilità artistiche dei più giovani. Agli spettacoli musicali, fatti finora sia in Italia che all'estero, i Traballo uniscono l'interesse per gli strumenti tipici della tradizione marchigiana; ed ecco allora che nei loro concerti spuntano strumenti come la caccavella putipù, la raganella, il violone fabrianese, o il tamburello marchigiano. Per chi volesse approfondire la conoscenza dei Traballo, delle loro canzoni, dei loro balli e dei loro strumenti, questo è il loro sito, mentre questi sono alcuni video dove li si può vedere in azione.
mercoledì 27 maggio 2015
Monoswezi Yanga, il nuovo album dei Monoswezi
I Monoswezi, il gruppo che mescola musica africana con sonorità jazz targate Scandinavia, ha pubblicato un nuovo album, intitolato Monoswezi Yanga. Nell'album spiccano le canzoni tratte da storie e brani tradizionali dello Zimbabwe, come Matatya, che racconta del desiderio e della richiesta di un amore più maturo da parte di una giovane ragazza, Mhondoro, dove si chiede agli ascoltatori di proteggere l'ambiente in cui vivono, Lobola e Wadadisa, due canzoni che parlano del matrimonio, mentre Povo m'povo e Nhetembo, sono due brani che incitano a combattere per ciò che è proprio. Ma ecco la tracklist completa del nuovo album dei Monoswezi:
1. Intro
2. Povo m'povo
3. Mbira Yanga
4. Matatya
5. Wadadisa
6. Naku Xuva
7. Lobola
8. Dande
9. Mhondoro
10. Nhetembo
Qui è possibile trovare il nuovo cd dei Monoswezi.
1. Intro
2. Povo m'povo
3. Mbira Yanga
4. Matatya
5. Wadadisa
6. Naku Xuva
7. Lobola
8. Dande
9. Mhondoro
10. Nhetembo
Qui è possibile trovare il nuovo cd dei Monoswezi.
martedì 26 maggio 2015
I Luf, un mix di musica popolare della Val Camonica e di rock
Tra di loro c'è chi fa il camionista, chi il professore, chi l'infermiere e cosi via, perché i Luf, un gruppo musicale della Val Camonica, in provincia di Brescia, suonano per divertirsi, ma per vivere fanno un altro mestiere. Il gruppo è nato nel 2000 da un'idea di Dario Canossi, che, dopo un lungo percorso musicale insieme a Davide Van De Sfroos, decide di dar vita a un gruppo che mescola canti e suoni della Val Camonica con sonorità rock. Nel repertorio dei Luf tanti brani originali, molti brani cantati nel dialetto della Val Camonica, e tante canzoni in cui si mescolano il richiamo della tradizione di questa terra bresciana con il riferimento all'attualità. Ma chi sono i Luf, che in dialetto locale significa lupi, in quanto essi si considerano un branco di musicisti provenienti da esperienze artistiche anche molto diverse tra loro? C'è ovviamente Dario Canossi, voce, chitarra, testi e musiche, poi ci sono Sergio "Jeio" Pontoriero, voce e basso, Ranieri "Ragno" Fumagalli, fiati e cornamuse, Stefano Civetta, fisarmonica, Cesare Comito, chitarre, Alessandro Apinti, violino, Angapiemage "Anga" Persico, violino, Sammy Radaelli, batteria, Pier Zuin, cornamuse, Alessandro Parilli, basso e contrabbasso, Alberto Freddi, violino, e Lorenzo "Puffo" Marra, fisarmonica e voce; questa la formazione attuale, anche se i Luf sono un gruppo "aperto" a cui ogni tanto si aggiunge qualche musicista che ha voglia di divertirsi con loro. Al proprio attivo i Luf hanno già 8 album: Ocio ai Luf, Bala e Fa Balà, Paradis Del Diaol, So Nahit 'N Val Camonegha, Luna Di Rame e Di Ottone, Flel, Mat e Famat, e Terra e Pace, scritta per il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia nella prima guerra mondiale. Per chi volesse conoscere più da vicino i Luf, questo è il loro sito, qui si possono trovare i loro cd, mentre qui è possibile ascoltare in video molte loro canzoni.
lunedì 25 maggio 2015
I Canusìa, la musica popolare del Lazio
Il loro nome, Canusìa, significa desiderio nel dialetto di Sezze, un piccolo comune in provincia di Latina, e Sezze è la prima città dove essi si sono esibiti. Perché desiderio? Perché ciò che anima questo duo, formato da Mauro D'addia, voce e chitarre, e Anna Maria Giorgi, voce e percussioni, è il desiderio di riscoprire e di riproporre la tradizione musicale di Sezze e dei luoghi circostanti, passando per i Monti Lepini fino ad arrivare a tutta la musica popolare del Lazio. La loro avventura è iniziata nel 2006, e da allora è stata instancabile l'opera di ricerca e di recupero delle tradizioni musicali della loro regione, soprattutto attraverso la testimonianza canora delle persone più anziane, che tramandano ancora oggi una storia antica che non è mai venuta meno, nonostante la veloce evoluzione della nostra società. E così, nel repertorio dei Canusìa, rientrano gli stornelli, semplici poesie improvvisate che spesso riflettono sulle condizioni della vita di chi le canta, le filastrocche, le serenate e i canti di lavoro. I Canusìa hanno al loro attivo la partecipazione a diversi festival e progetti di musica popolare e due cd: E anche ar mi marito, del 2013, che parla di una donna che perde il proprio marito durante la prima guerra mondiale, e Stornelli anticlericali del '48, sempre del 2013. Per conoscere meglio i Canusìa e il loro lavoro di riscoperta e riproposizione della musica popolare del Lazio, è possibile visitare il loro sito, qui è possibile trovare i loro cd, mentre qui si possono ascoltare e vedere in video altre loro interpretazioni.
giovedì 21 maggio 2015
Manghin e Manghina, la musica popolare di Galliate, nel novarese
Manghin e Manghina (Domenico e Domenica in dialetto locale) sono un gruppo folkloristico di Galliate, una cittadina in provincia di Novara. Il gruppo è nato nel 1971 da un'attività di ricerca sugli usi e i costumi della gente della propria terra dal 1700 in poi con l'intento, attraverso la musica e i balli, di mantenere viva la tradizione culturale di Galliate. Anche nei costumi, che sono gli stessi usati dagli abitanti di Galliate in epoca settecentesca, questo gruppo ripropone la tradizione della propria città. Il repertorio canoro del gruppo, costituito da una trentina di elementi, comprende canti popolari e brani dialettali di Galliate. Ma i loro spettacoli non sono costituiti sono dalla musica cantata, ma anche dai balli eseguiti e da alcune scenette che ripropongono piccoli affreschi di vita popolare galliatese, come la rappresentazione di antichi mestieri che sono oggi in via di estinzione come il magnano (lo stagnino), il mulita (l'arrotino) ed il carrettiere (con le fruste), o come
il Catarinîn, originale racconto della prima notte di nozze di due sposini, o come la filastrocca boscaiola Piänta piantà ‘nt’i
pra'. Gli strumenti musicali utilizzati dai Manghin e Manghina sono fisarmoniche, trombe, chitarra, basso, clarinetto, tuba
e frusta di legno. Tra i balli eseguiti dal gruppo, ci sono: I ga' da gajà, un valzer che racconta la storia di un gallo, simbolo della città di Galliate; A bicoca l'è ingarbià, un ballo che ricorda la crisi, nei primi anni del secolo scorso, e poi la succesiva ripresa, della tessitura galliatese, lavoro tipico del posto; La monferrina, una danza di corteggiamento; A l'umbrela di Pidù, una polka che narra la storia di un gruppo di persone che, senza casa, decisero di costruire un grande ombrello da usare come casa, ricordando un problema, quello della casa, che ancora oggi interessa tante persone nella zona; Il cantastorie, un walzer dedicato a un cantastorie che un tempo venne a Galliate a rallegrare la popolazione con i suoi canti; Varda a pèrla mè ca và, una polka che racconta della trottola (perla), con cui i galliatesi hanno giocato e si sono divertiti per decenni; Manghin e Manghina di Galliate, un walzer eseguito per presentare i ballerini al pubblico; L'arca 'd Nuè, walzer dedicato al vino di Galliate, il Baragieu; il Walzer del Ticino, fiume che bagna Galliate; Gajà e i so bumbò, walzer dedicato al dolce tipico di Galliate, il Gramulin; Paradisu Neuvu, danza tipica dell'inizio del secolo scorso, dedicata la carnevale; Vecchio Piemonte, una polka nata su un antico brano piemontese; La scopa, un walzer dedicato a uno stratagemma per far unire mondine e i giovani del posto nei balli serali dopo la giornata lavorativa. Per chi volesse conoscere meglio il gruppo di Galliate Manghin e Manghina, questo è il loro sito, mentre qui li si può vedere in azione in alcuni video.
martedì 19 maggio 2015
Duarte, fadista di Évora
Ha incominciato a cantare fado a 7 anni, ricercando in continuazione musiche e canzoni tradizionali di fado, prima di iniziare a scrivere propri fado. Il suo nome è Duarte, nato a Évora nel 1980, e la sua vita è stata interamente dedicata al fado. Ha fatto gli studi all'Accademia di Musica Eborense, dove ha studiato piano, chitarra classica e storia della musica, e dove ha cantato nel coro della scuola. A 24 anni ha fatto uscire il suo primo album, del 2004, intitolato My Fado, dove alterna alcuni fado facenti ormai parte della tradizione di questo genere musicale, altri brani con testi di poeti come Fernando Pessoa, Maria Teresa Grave e Aldina Duarte, e altri fado ancora con poesie scritte da lui, come Naquela manhã deserta, Sendo a noite quase dia, Dizem que o meu fado é triste. Nel 2009 è uscito il suo secondo album, intitolato Aquelas Coisas da
Gente, dove Duarte mescola la sonorità del fado con altri ritmi e altre melodie. Oltre a questi due lavori discografici, Duarte ha fatto numerosi concerti in Portogallo, Spagna e Grecia. Per chi volesse conoscere meglio Duarte, questo è il suo sito, dove è possibile anche vedere alcuni video, mentre qui è possibile ascoltarlo in altri video ancora.
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