venerdì 22 maggio 2015

Kayhan Kalhor, grande suonatore di kamancheh

E' un grande suonatore del kamancheh, uno strumento a corde di origine persiana, e con questo strumento suona musica tradizionale persiana. Il suo nome è Kayhan Kalhor, ed è nato a Teheran, in Iran. Kayhan, per apprendere la tradizione musicale di origine persiana, ha viaggiato molto per le diverse regioni dell'Iran che presentano tradizioni musicali tutte proprie, e ha studiato in particolare le musiche tradizionali delle regioni del Khorason e del Kordestan. Kayan suona da quando aveva 7 anni, e a soli 13 anni venne invitato a suonare con l'Orchestra Nazionale della Radio e della Televisione dell'Iran. Questo musicista iraniano ha collaborato con diversi gruppi musicali, primo tra i quali lo Shayda Ensemble, quando aveva 17 anni. Successivamente è stato co-fondatore dei complessi Dastan e Ghazal, che facevano musica tradizionale persiana. Con i Dastan ha fatto uscire l'album Through Eternity, Homage to Molavi, del 1999; mentre con i Ghazal ha pubblicato gli album: Lost Songs of the Silk Road, del 1997, As Night Falls on the Silk Road, sempre del 1998, Moon Rise Over the Silk Road, del 2000, e The Rain, del 2003. Inoltre Kayhan Kalhor è membro del Yo-Yo Ma’s Silk Road Project con cui ha fatto uscire 3 album Silk Road Ensemble: When Strangers Meet, del 2001, Silk Road Ensemble: Beyond the Horizon, del 2004, e Silk Road Ensemble: Impossibilities, del 2007; inoltre 3 delle sue canzoni, Turquoise Night of Neyshabur, Silent City e Mountains Are Far Away sono inclusi in altrettanti album del gruppo. Inoltre Kayhan Kalhor ha al suo attivo anche album da solista, come Eastern Aperture, del 1995, e album pubblicati con la collaborazione di altri artisti o di altri gruppi, come Scattering Stars Like Dust, del 1998, Caravan, del 2000, Night Silence Desert, sempre del 2000, Without You, del 2002, In the Mirror of the Sky, del 2004, Fariad, del 2005, Wind, del 2006, e Silent City, del 2008. Oltre agli album, Kayhan Kalhor ha fatto numerosi concerti in giro per il mondo, sia da solo che con prestigiosi ensemble internazionali, come la New York Philarmonic e l'Orchestre National de Lyon. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo musicista iraniano, questo è il suo sito, qui si possono trovare i suoi cd, mentre questi sono alcuni video di sue performances ed esibizioni.

giovedì 21 maggio 2015

Manghin e Manghina, la musica popolare di Galliate, nel novarese

Manghin e Manghina (Domenico e Domenica in dialetto locale) sono un gruppo folkloristico di Galliate, una cittadina in provincia di Novara. Il gruppo è nato nel 1971 da un'attività di ricerca sugli usi e i costumi della gente della propria terra dal 1700 in poi con l'intento, attraverso la musica e i balli, di mantenere viva la tradizione culturale di Galliate. Anche nei costumi, che sono gli stessi usati dagli abitanti di Galliate in epoca settecentesca, questo gruppo ripropone la tradizione della propria città. Il repertorio canoro del gruppo, costituito da una trentina di elementi, comprende canti popolari e brani dialettali di Galliate. Ma i loro spettacoli non sono costituiti sono dalla musica cantata, ma anche dai balli eseguiti e da alcune scenette che ripropongono piccoli affreschi di vita popolare galliatese, come la rappresentazione di antichi mestieri che sono oggi in via di estinzione come il magnano (lo stagnino), il mulita (l'arrotino) ed il carrettiere (con le fruste), o come il Catarinîn, originale racconto della prima notte di nozze di due sposini, o come la filastrocca boscaiola Piänta piantà ‘nt’i pra'. Gli strumenti musicali utilizzati dai Manghin e Manghina sono fisarmoniche, trombe, chitarra, basso, clarinetto, tuba e frusta di legno. Tra i balli eseguiti dal gruppo, ci sono: I ga' da gajà, un valzer che racconta la storia di un gallo, simbolo della città di Galliate; A bicoca l'è ingarbià, un ballo che ricorda la crisi, nei primi anni del secolo scorso, e poi la succesiva ripresa, della tessitura galliatese, lavoro tipico del posto; La monferrina, una danza di corteggiamento; A l'umbrela di Pidù, una polka che narra la storia di un gruppo di persone che, senza casa, decisero di costruire un grande ombrello da usare come casa, ricordando un problema, quello della casa, che ancora oggi interessa tante persone nella zona; Il cantastorie, un walzer dedicato a un cantastorie che un tempo venne a Galliate a rallegrare la popolazione con i suoi canti; Varda a pèrla mè ca và, una polka che racconta della trottola (perla), con cui i galliatesi hanno giocato e si sono divertiti per decenni; Manghin e Manghina di Galliate, un walzer eseguito per presentare i ballerini al pubblico; L'arca 'd Nuè, walzer dedicato al vino di Galliate, il Baragieu; il Walzer del Ticino, fiume che bagna Galliate; Gajà e i so bumbò, walzer dedicato al dolce tipico di Galliate, il Gramulin; Paradisu Neuvu, danza tipica dell'inizio del secolo scorso, dedicata la carnevale; Vecchio Piemonte, una polka nata su un antico brano piemontese; La scopa, un walzer dedicato a uno stratagemma per far unire mondine e i giovani del posto nei balli serali dopo la giornata lavorativa. Per chi volesse conoscere meglio il gruppo di Galliate Manghin e Manghina, questo è il loro sito, mentre qui li si può vedere in azione in alcuni video.

mercoledì 20 maggio 2015

Gli Hanggai, alla ricerca dalla musica tradizionale mongola

Hanggai è una parola mongola che esprime un paesaggio ideale fatto di verdi praterie, montagne, fiumi e cielo blu intenso; e questa parola il gruppo musicale Hanggai ha preso per esprimere il cuore del loro lavoro musicale: andare alla ricerca delle tradizioni e della cultura musicale più antica della Mongolia. E' un vero e proprio lavoro di ricerca, non facile, perché ormai anche in Mongolia buona parte della popolazione, con le migrazioni verso le città, ha un po' perso le proprie radici culturali. Ma Lichi, il leader degli Hanggai, di origine mongola, probabilmente sa dove ancora è possibile trovare la musica che si faceva un tempo. Un esempio di essa sono i cosiddetti canti di gola, che vengono eseguiti, oltre che in Mongolia, anche nella Repubblica di Tuva, uno stato della Federazione Russa al confine proprio con la Mongolia, e dagli Inuit delle regioni costiere artiche e subartiche dell'America Settentrionale; sono canti con cui i suoni si emettono con giochi di inspirazione ed espirazione che producono differenti tonalità e differenti ritmi. Ebbene, Lichi è andato nelle regioni più remote della Mongolia per imparare questo tipo di canto; e per lui questo viaggio di ricerca è stato anche un viaggio di riscoperta delle proprie radici culturali. Oltre al leader, gli Hanggai sono composti da altri musicisti di origine mongola e da artisti cinesi di Pechino che condividono questo viaggio di ricerca con i loro compagni di band. Nonostante il cuore del loro patrimonio musicale sia costituito dalla musica tradizionale mongola, gli Hanggai non disdegnano talvolta di mixare queste musiche con ritmi più moderni come quelli del rock e della musica cinese più moderna. Ma la maggior parte delle loro canzoni vengono cantate in mongolo e tra gli strumenti che essi usano, al centro ci sono due strumenti tipici mongoli, il morin khuur e il tobushuur. Al loro attivo gli Hanggai hanno diverse partecipazioni a festival internazionali e 5 cd: Hanggai, del 2007, Intoducing Hanggai, del 2008, He Who Travels Far, del 2010, Four Seasons, del 2012, e Baifang, del 2014. Per chi volesse conoscere megli gli Hanggai, questo è il loro sito, qui si possono trovare i loro cd, mentre questi sono alcuni video di loro canzoni.

martedì 19 maggio 2015

Duarte, fadista di Évora

Ha incominciato a cantare fado a 7 anni, ricercando in continuazione musiche e canzoni tradizionali di fado, prima di iniziare a scrivere propri fado. Il suo nome è Duarte, nato a Évora nel 1980, e la sua vita è stata interamente dedicata al fado. Ha fatto gli studi all'Accademia di Musica Eborense, dove ha studiato piano, chitarra classica e storia della musica, e dove ha cantato nel coro della scuola. A 24 anni ha fatto uscire il suo primo album, del 2004, intitolato My Fado, dove alterna alcuni fado facenti ormai parte della tradizione di questo genere musicale, altri brani con testi di poeti come Fernando Pessoa, Maria Teresa Grave e Aldina Duarte, e altri fado ancora con poesie scritte da lui, come Naquela manhã deserta, Sendo a noite quase dia, Dizem que o meu fado é triste. Nel 2009 è uscito il suo secondo album, intitolato Aquelas Coisas da Gente, dove Duarte mescola la sonorità del fado con altri ritmi e altre melodie. Oltre a questi due lavori discografici, Duarte ha fatto numerosi concerti in Portogallo, Spagna e Grecia. Per chi volesse conoscere meglio Duarte, questo è il suo sito, dove è possibile anche vedere alcuni video, mentre qui è possibile ascoltarlo in altri video ancora.

lunedì 18 maggio 2015

La maskanda, la musica degli zulu del Sud Africa

Si chiama maskanda, o maskandi, ed è una musica tradizionale degli zulu del Sud Africa. Originariamente essa veniva suonata e cantata solo dagli uomini, mentre oggi ci sono anche delle interpreti donne di questo genere musicale. La musica maskanda viene suonata con strumenti economici e portatili che fanno parte della tradizione musicale sudafricana, oppure da strumenti più moderni con cui si cerca di ricreare i suoni degli strumenti più antichi. Oggi per esempio, viene usata molto la chitarra, ed è proprio con questo strumento che in una canzone maskanda si dà il ritmo e la tonalità all'inizio della canzone, mentre solo un attimo più tardi inizia la parte cantata della canzone. I testi delle canzoni maskanda possono essere dei brani poetici, dei testi di elogio verso qualcuno, o semplicemente dei brani dove il cantante racconta episodi della vita propria o della propria comunità, le sue gioie, i suoi dolori, le sue emozioni in generale, o anche la sua visione del mondo. Originariamente le canzoni di maskanda erano molto lunghe, mentre adesso è più facile trovare canzoni di 3-4 minuti, come quelle cui si è abituati in occidente. Per chi volesse avere un'idea della musica maskanda, questi sono alcuni video dove la si canta e la si balla.

domenica 17 maggio 2015

Koo Nimo, grande interprete della musica tradizionale ghanese

E' un veterano della musica ghanese e un importantissimo portatore della tradizione musicale e culturale di questo Paese. E' Koo Nimo, nome d'arte di Kwabena Boa-Amponsem, nato nel 1934 nel villaggio di Foase, della regione di Ashanti, in Ghana. Fin da giovane egli ha coltivato la sua passione per la musica della sua terra natale, mentre lavorava in campo medico-scientifico. Nel 1957 si unisce all'Addadam Agofomma ensemble, con cui inizia a farsi conoscere e apprezzare nel suo Paese, mentre qualche anno più tardi entra a far parte dell'Ashanti palmwine ensemble, che suona la musica Palmwine con strumenti quasi tutti originari del Ghana o dell'Africa occidentale: l'apentemma, il donno, la frikyiva, il prempensua, la ntorwa, la nnawuta e il dawuro. Nonostante l'enorme lavoro musicale ed etno-musicale svolto da Koo Nimo, di lui sono usciti solo 3 album: Ashanti Ballads, del 1968, Osabarima, del 1990, e Tete Wobi Ka, del 2000. Koo Nimo, con la sua chitarra, ha suonato e suona soprattutto le musiche palmwine e highlife, tipiche del suo Paese e dell'area africana circostante, e ha cantato e canta soprattutto storie tradizionali del suo Paese, nella lingua Twi, un dialetto diffuso soprattutto in Ghana. Quest'artista ghanese ha ricevuto moltissimi premi a riconoscimento del suo lavoro di ricerca e salvaguardia della tradizione ghanese, ed è stato anche professore di etno-musicologia in ben 2 università americane. Per chi volesse conoscere più a fondo Koo Nimo, qui si può trovare il suo cd Osabarima, mentre questi sono alcuni video con sue canzoni ed esibizioni.

sabato 16 maggio 2015

Djelimady Tounkara, grande chitarrista del Mali

Quando si trasferì da Kita, sua città natale, nella regione occidentale del Mali, a Bamako, capitale del Paese, la sua intenzione era quella di fare il sarto. Ma non andò cosi. Djelimady Tounkara divenne uno dei musicisti più conosciuti e apprezzati del panorama musicale del suo Paese. In effetti questo artista era cresciuto in una famiglia di griots, musicisti e storici, immerso nella musica e nella tradizione della sua città e del suo Paese fin da ragazzo. Durante gli anni della sua adolescenza, Djelimady iniziò a suonare il djembe e lo ngoni, due strumenti tipici dell'Africa occidentale, ma poi, quando appunto si trasferì a Bamako per lavorare, iniziò a suonare la chitarra e da lì la sua fama nazionale e internazionale è cresciuta progressivamente decennio dopo decennio. La sua prima orchestra fu l'Orchestre Misira di Bamako, e da lì, proprio per le sue doti di chitarrista, passò all'Orchestre National della capitale. Agli inizi degli anni '70 del secolo scorso si unì, sempre come chitarrista, alla Rail Band, un gruppo molto famoso in Mali in quegli anni. Mentre successivamente suonò in un trio chiamato Bajourou, e solo nel 2001 è uscito il suo primo album da solista, intitolato Sigui, cui è seguito l'album Solon Kono, uscito nel 2005. Nella sua carriera Djelimady Tounkara ha sempre interpretato con la sua chitarra le musiche tradizionali del Mali, non disdegnando di unire ad esse talvolta sonorità dance e pop. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo grande chitarrista maliano, qui si possono trovare i suoi cd, mentre questi sono alcuni video con sue interpretazioni.